Dopo la lunga pausa invernale, all’inizio della primavera, con le prime giornate di sole decisamente più caldo, si comincia a pensare al riavvio della piscina.
Le operazioni da compiere sono semplici, ma vanno eseguite con la massima cura per evitare di ritrovarsi per tutta l’estate a porre rimedio a problemi causati da una riapertura frettolosa.Va infatti sempre tenuto presente che, anche se di piccole dimensioni, la piscina deve garantire il massimo grado possibile di igienicità e sicurezza.

Le situazioni che si possono presentare alla fine dell’inverno variano anche di molto, a seconda delle scelte compiute al momento della chiusura e delle condizioni che troveremo al momento del riavvio.

Le operazioni da compiere hanno la finalità di:

  • riportare la qualità dell’acqua della vasca ad un livello ottimale per consentire la balneazione in sicurezza;
  • trattare le superfici con operazioni di disincrostazione e di pulizia tali da non favorire la formazione di alghe durante la stagione estiva;
  • riportare l’impianto di filtrazione e di disinfezione (qualora sia installato) ad un perfetto regime di funzionamento;
  • verificare l'efficienza degli impianti di ricircolo e degli impianti elettrici, e di tutti gli accessori installati nella nostra piscina (idromassaggio, nuoto contro corrente, riscaldamento, ecc.).

Queste finalità si raggiungono attraverso strade diverse, a seconda della situazione oggettiva che si presenta al momento della riapertura.
E’ chiaro che una piscina che durante l’inverno è stata mantenuta in funzione - anche se minima - non presenterà grossi problemi di pulizia e di manutenzione agli impianti, al contrario di quanto succederà per una vasca lasciata ferma e scoperta, di fatto abbandonata se stessa.

Lo svuotamento totale o parziale

Di solito una piscina privata non ha necessità di essere completamente svuotata, ma questo dipende molto da come è stato fatto lo svernamento e da come si presenta in questo momento l’acqua. Consigliamo di procedere a questa operazione ogni due stagioni circa, anche per verificare le condizioni del rivestimento e degli accessori immersi.
Ma se siamo di fronte ad una distesa di alghe, verdi o brune, e se non abbiamo eseguito trattamenti preventivi all’inizio dell’inverno, se verifichiamo che tutti i parametri chimici dell'acqua sono alterati, oppure, cosa che ultimamente accade abbastanza spesso, siamo in presenza di un alto tenore di acido isocianurico (valori superiori a 50 ppm), la soluzione migliore è lo svuotamento totale.
Sarà anche quindi possibile pulire accuratamente fondo e pareti della vasca con prodotti disincrostanti, e verificare le condizioni del rivestimento e dei componenti idraulici ed elettrici della vasca.
In presenza di vasche molto sporche, lo svuotamento dovremmo farlo evitando di far passare l’acqua attraverso il filtro (utilizzando la pompa di ricircolo), soprattutto in presenza di grandi accumuli di materiale organico (foglie, rane, rospi, ecc.). Sarebbe bene eliminare prima manualmente più materiale possibile (raccogliendolo con un retino) e poi inviare l’acqua direttamente allo scarico (selezionando la posizione corretta sulla valvola del filtro).
Dovremo fare molta attenzione allo svuotamento totale, soprattutto se la piscina è rivestita con liner (sacco di pvc pre-saldato), oppure in PVC saldato sul posto, possiamo correre il rischio di distaccamenti soprattutto dalle pareti, se si provocano vortici violenti, oppure creare pieghe nel telo che renderanno difficoltoso il successivo riempimento.
La vasca non dovrà mai rimanere vuota lungo, in nessun caso, perchè la mancanza della spinta interna (dovuta appunto all’acqua) altera gli equilibri di pressione statica, con il rischio di infiltrazioni d’acqua dalle falde esterne, fessurazioni sulla struttura, distacco di piastrelle, ecc.
Ricordiamo che la maggior parte delle piscine che vengono svuotate a fine stagione per passare l’inverno a “secco”, sono vasche che hanno sempre problemi di tenuta idraulica e necessità di continue manutenzioni.
E' possibile recuperare anche una piscina con acqua in condizioni disastrose, ma gli interventi chimici necessari, insieme al tempo per ottenere un perfetto risultato, spesso rendono questa operazione sconveniente, salvo i casi di carenze di acqua o di costi di approvvigionamento eccessivi.
Se si decide per lo svuotamento totale, è evidente che una volta ripulita la vasca e provveduto al riempimento, si dovrà ricondizionare l’acqua, controllando tutti i valori (alcalinità, pH) e correggendoli, per poi partire con la disinfezione che riteniamo più adatta alle nostre esigenze.
Quando non fosse necessario lo svuotamento totale (che in ogni caso suggeriamo di compiere almeno ogni 2-3 anni) si deve comunque sostituire una parte di acqua, almeno il 30 - 40%, prelevandola dalle zone più profonde, sfruttando la presa di fondo oppure una pompa sommersa.
Questa operazione annuale è fondamentale, perchè serve a eliminare buona parte dell’acido isocianurico che si è accumulato impiegando il cloro stabilizzato per la disinfezione (vedi articolo dedicato al cloro). Essendo questo l’unico metodo per abbassare il valore, se lo facciamo ad inizio stagione, avremo meno problemi di manutenzione durante l’estate.

La pulizia

Nel caso si proceda allo svuotamento totale della vasca, l’operazione successiva è quella della pulizia accurata di fondo e pareti. Il tipo di sporco da asportare con molta attenzione e meticolosità è di due tipi: incrostazioni calcaree e sporco di tipo organico. Per il primo problema è indispensabile utilizzare detergenti disincrostanti, a base acida, più o meno tamponati; per il secondo servono invece potenti sgrassanti.
Il tipo di acido e di detergente da usare sono strettamente correlati al tipo di vasca che si deve pulire: un acido molto forte può corrodere le fughe delle vasche in cemento rivestite in ceramica, soprattutto se queste sono vecchie e già cominciano a scrostarsi, mentre uno sgrassante molto forte può aggredire il colore del telo.
La regola da seguire sempre è quella di testare il prodotto, soprattutto se lo si usa per la prima volta, su una piccola porzione della piscina, risciacquando e lasciando asciugare, per valutarne gli effetti.
Sarebbe comunque meglio chiedere informazioni dettagliate dal vostro venditore di fiducia, illustrando le caratteristiche della vostra piscina.
Per quanto poco piacevole, l’operazione di pulizia della vasca è un passaggio fondamentale: a vasca piena, infatti, quello che è fatto è fatto, e non si può rimediare se non svuotando di nuovo la vasca. Meglio impiegare qualche ora in più ma garantirsi un risultato perfetto.
Va posta molta cura, soprattutto, nel rimuovere ogni possibile traccia di calcare dal fondo e dalle pareti: queste zone, che rimangono ruvide, rappresentano un ottimo substrato per la formazione e l’attecchimento delle alghe.
Una volta pulita la vasca, è necessario cercare di svuotare e pulire, per quanto possibile, le tubazioni dell’impianto di filtrazione. Poiché, per eseguire le operazioni di pulizia, lo scarico della piscina è rimasto aperto, conviene lasciar scorrere la maggior quantità di acqua possibile attraverso la vasca, per allontanare dalle tubazioni anche eventuali resti di detergente. Nel caso la piscina sia dotata di skimmer questi vanno accuratamente puliti, come si è fatto per la vasca, e va fatta scorrere acqua nelle tubazioni (togliendo provvisoriamente il prefiltro della pompa!). La stessa operazione va compiuta per il canale di raccolta, nel caso di una piscina a sfioro. In questo caso va lasciato aperto anche lo scarico della vasca di compenso.
La vasca di compenso va pulita ogni anno (sempre ammesso che sia possibile introdurvisi), utilizzando lo stesso sistema usato per la vasca, prestando una attenzione maggiore al tipo di prodotto usato, soprattutto alle esalazioni che provoca, poiché ci si trova ad operare in uno spazio limitato e spesso poco aerato, cioè in una situazione pericolosa e ben diversa rispetto a quella della piscina. Non eseguite questa operazione se non in presenza di qualcuno che possa soccorrervi!
Un avvertimento che non ci si deve mai stancare di ripetere, a se stessi ed ai propri operatori, è quello di porre attenzione a non mescolare mai prodotti a base di acido con il cloro! Le conseguenze, soprattutto negli spazi chiusi, possono essere davvero molto serie.

Il telo di copertura

Quando la piscina è dotata di un telo di copertura, questo va tolto e riposto per poter essere riutilizzato alla fine della stagione. E’ sempre conveniente, prima di ripiegarlo cosparso di talco, stenderlo in una zona piana, lavarlo, togliere eventuali incrostazioni di calcare e lasciarlo asciugare al sole. Ripiegarlo bagnato potrebbe causare la crescita di muffe e il più rapido deterioramento delle parti in metallo, come ad esempio gli occhielli.
Quando lo riponete al chiuso, non dimenticate che potrebbe essere gradito rifugio di roditori poco simpatici e molto dannosi, prendete le precauzioni del caso.

Quando non si svuota la vasca

Nel caso in cui non si intenda o non si possa svuotare completamente la vasca, vanno eseguiti trattamenti in grado di ossidare le sostanze, organiche e inorganiche, presenti nell’acqua, che si depositeranno sul fondo dal quale potranno essere aspirate tramite una pompa esterna (è sconsigliabile utilizzare la pompa dei filtri per questa operazione, a meno che l’acqua non sia praticamente pulita).
Questo trattamento in genere viene effettuato attraverso una forte superclorazione, utilizzando i vari prodotti disponibili sul mercato, in genere a base di cloro.
Prima di effettuare l’effetto shock è sempre consigliabile riportare il ph ad un valore attorno a 7,2.
Se non avete l’attrezzatura idonea, rivolgetevi ad un manutentore qualificato, potrà eseguire queste operazioni in modo veloce ed efficace e, soprattutto, potrete ottenere un risultato certo.

L’impianto di filtrazione

La maggior parte dei filtri installati in una piscina privata sono del tipo a sabbia, ma non è raro trovare anche filtri a cartuccia ed in rari casi a base di farine fossili o diatomee.
Filtro a sabbia: ogni anno va controllata la condizione della sabbia, avendo cura che non si siano formate incrostazioni calcaree superficiali, che lo renderebbero inefficace, e quindi vanno asportate. Mediamente ogni 3-4 anni, si consiglia comunque di sostituire la sabbia, controllando anche lo stato delle candelette o dei diffusori interni. Si tratta di una operazione semplice, ma va eseguita con delicatezza per evitare rotture di componenti.
E’ una buona precauzione, ogni anno, procedere ad una profonda disinfezione del filtro, per eliminare eventuali colonie batteriche che provocheranno poi inquinamenti dell’acqua, dopo aver eseguito un trattamento di disincrostazione si procede alla disinfezione impiegando prodotti a base di perossido.
Filtro a cartuccia: la durata media di una cartuccia varia da caso a caso, ma raramente supera i due anni, cercate di averne sempre una di ricambio, per le emergenze. Il lavaggio si esegue con un potente getto d’acqua, è possibile utilizzare anche una idropulitrice, ma con molta attenzione per non rovinare il filtro. Una buona operazione è quella di lasciare immersa la cartuccia in un bagno con disincrostante almeno per una notte, e procedere poi al lavaggio avendo cura di “sparare” l’acqua dall’interno verso l’esterno.
Una volta verificata la buona condizione del filtro, chiudetelo per bene e nella fase di riempimento accertatevi di spurgare per bene l’aria presente all’interno, attraverso l’apposita valvola.
Controllate anche la condizione del prefiltro della pompa (cestello) verificando che non vi siano rotture.

Il filtro a sabbia - disinfezione

Una problematica, molto spesso sottovalutata, causa di inconvenienti in alcuni casi anche gravi, riguarda la disinfezione dei filtri a sabbia. Con il tempo, nonostante siano stati utilizzati in modo corretto i prodotti di disinfezione, possono insediarsi nei filtri delle colonie di batteri, in particolare lo Pseudomonas Aeruginosa, che può causare congiuntiviti ed otiti.
Questo microrganismo è molto resistente, e trova nei filtri a sabbia, in particolare se trascurati e con pochi procedimenti di controlavaggio effettuati, l’ambiente di sviluppo e mantenimento ideali.
Nella recente normativa, anche se riferita alle piscine pubbliche o ad uso pubblico, è un batterio ricercato dalle analisi svolte dalle ASL. Nelle piscine private, pur non avendo obblighi dal punto di vista legislativo, riteniamo non debba comunque essere trascurato, soprattutto per le spiacevoli conseguenze che la sua presenza può comportare.
Va ricordato che non serve a nulla ne lo svuotamento della vasca ne quello del filtro, il microrganismo è in grado di sopravvivere tranquillamente in pochissima acqua, e anche quando decimato, si riproduce velocemente appena le condizioni ambientali glielo consentono.

Il procedimento è il seguente, anche se crediamo più corretto che esso venga svolto da personale qualificato, a causa delle sua difficoltà e della tipologia di prodotti da utilizzare:
  • eseguire una clorazione shock dell’acqua della piscina;
  • si procede ad un trattamento disincrostante con prodotti acidi specifici per filtri a sabbia (Control Cat) e si esegue un buon controlavaggio;
  • si procede poi allo svuotamento di circa 3/4 dell’acqua contenuta nel filtro e si aggiunge una soluzione di acido peracetico stabilizzato con acqua ossigenata (Puroxido) e si lascia agire per almeno una intera notte. Si conclude con il controlavaggio e la rimessa in funzione del filtro.
Se questa operazione non è mai stata effettuata, potrebbero essere necessari più cicli per ottenere un risultato sicuro.


Terminate le operazioni di pulizia, chiudete tutte le valvole di fondo.

A questo punto si può riempire la vasca e, se è del tipo a sfioro, anche la vasca di compenso.
Prima di passare ad un normale regime di filtrazione è sempre consigliabile eseguire un controlavaggio dei filtri, per smuovere e riassestare la sabbia.
Quindi si può passare ad un normale regime di filtrazione, controllando sempre la pressione sul manometro del filtro, che potrebbe segnalare qualche valvola dimenticata aperta o chiusa.
Vanno rimesse in funzione anche le apparecchiature per il dosaggio automatico dei reagenti, quando presenti, premunendosi di fare passare ancora acqua nelle tubazioni, prima di dosare i prodotti.

Il trattamento di inizio stagione

Quando la piscina riparte, prima di far entrare i bagnanti nell’acqua, è opportuno effettuare un trattamento shock, sempre che non sia già stato effettuato nel caso in cui si sia scelto di non svuotare la vasca.
Questo trattamento chimico di inizio stagione ha lo scopo di sterilizzare a fondo vasca, tubazioni e filtri, in modo da annientare qualsiasi microrganismo, spora o cisti, nonché qualsiasi tipo di alga, in modo da evitare che qualche sacca di inquinamento sopravvissuta alle operazioni di pulizia possa proliferare durante la stagione.
In genere basta riportare il pH intorno ad un valore compreso fra 7,2 e 7,6 ed effettuare una clorazione d’urto. Può essere utile anche un trattamento iniziale con antialga, seguito dai soliti trattamenti di mantenimento.
Solo in casi particolari, come quelli ad esempio di un’acqua molto ricca di ferro e/o manganese, può essere necessario introdurre direttamente in vasca una dose massiccia di flocculante, aspirando poi con una pompa esterna i flocculi depositatisi sul fondo.

Il solarium

La zona adiacente la vasca va a sua volta pulita e liberata dalle eventuali erbacce cresciute tra le piastrelle. Nel caso si utilizzino diserbanti è bene farlo prima di svuotare e pulire la vasca, onde evitare che parte di queste sostanze possano finire nell’acqua pronta per la balneazione.
Di norma, è bene eseguire la pulizia “grossa” del solarium prima di quella della vasca, lasciando per ultime sole le rifiniture, necessarie una volta rimosse le apparecchiature utilizzate per la piscina (pompe, bidoni, idropulitrici, ecc.).

L’attrezzatura

Per pulire a fondo una piscina molto spesso stracci e spugne non sono sufficienti. L’aiuto di macchinari appositi può senz’altro far risparmiare fatica e permettere di ottenere un risultato migliore.
L’attrezzo più utile è senza dubbio una idropulitrice ad alta pressione, che lavori con acqua fredda. Permette di pulire anche gli spazi più angusti, i punti più difficili da raggiungere, ed è insostituibile sulle superfici ruvide, come sono quelle caratteristiche antiscivolo delle piscine.
Nel caso sia presente molto calcare, si può cospargere il fondo e la parete con detergente a base acida e rimuovere i depositi con l’idropulitrice, evitando così di entrare in stretto contatto con l’acido. Per la pulizia di profili di alluminio, degli skimmer, delle canaline e delle griglie avvalersi dell’aiuto di un simile attrezzo diventa quasi indispensabile.
Per la pulizia del bordo vasca, del fondo di una piscina in cemento, di grandi superfici piane in genere è invece molto utile l’uso di una monospazzola, che applica una forte pressione in un punto localizzato.
Non vanno mai dimenticati i dispositivi di protezione: guanti anti-acido, mascherina ed occhiali, stivali.

Controllo dei parametri chimici per l’avvio

Sia che si parta dal nuovo con la piscina totalmente riempita con acqua nuova, oppure che si sia proceduto solamente ad un riempimento parziale, si dovranno verificare nuovamente tutti i parametri chimici dell’acqua e quindi procedere alla loro correzione se necessaria.
Il primo controllo sarà sicuramente il valore di pH, il quale nella maggioranza dei casi è sempre troppo elevato. Spesso per la sua stabilizzazione occorrono ripetuti interventi, a volte è necessario addirittura procedere prima con la correzione dell’alcalinità, senza la quale non riusciremo mai a controllare il valore del pH.
Va ricordato che il corretto valore di pH (deve essere compreso fra 7,2 e 7,6) sarà l’unica garanzia per evitare irritazioni cutanee e agli occhi, per consentire una giusta efficacia dei prodotti disinfettanti e per assicurare una buona durata di tutti i componenti della piscina (rivestimenti, accessori ecc.).
Una volta ottenuto il giusto valore di pH, premesso che nel frattempo avremo anche proceduto ad un trattamento shock iniziale (come già anticipato in precedenza), dobbiamo verificare il corretto valore di cloro, che dovrà essere mantenuto fra 1 e 2 mg/litro (secondo l’Atto di Intesa, tabella A, il valore in vasca deve essere compreso fra 1,0 e 1,5 mg/litro), che è un buon compromesso fra efficacia e tolleranza delle persone. Un valore più alto genera fastidio fino ad arrivare ad intossicazione, mentre un valore inferiore non garantisce la corretta ossidazione organica.

Mantenimento
  • Clorazione

Una volta stabilizzati i parametri pH e cloro, dovremo mantenerli e, nella maggior parte dei casi, dovremo procedere ad interventi settimanali, anche se in periodi particolarmente caldi, potrebbero essere anche più frequenti.
Se non ci sono dispositivi di dosaggio automatico, almeno settimanalmente procederemo ad una analisi con il nostro kit, e quindi procederemo ad integrare e a correggere i due parametri.
Sia il cloro sotto forma di tricloro (il più diffuso) che l’ipoclorito di calcio, sono disponibili sotto forma di pastiglioni (200 o 500 grammi) a lenta dissoluzione. Nella grande maggioranza dei casi, il lento scioglimento delle compresse permette il mantenimento dei giusti valori di concentrazione.
La nostra esperienza ci suggerisce come miglior soluzione quella con ipoclorito di calcio, con il nome commerciale di HTH Tempo Stick Foil, per le ragioni che trovate in questo articolo.

  • Antialga

Sono abbastanza controversi i giudizi sull’impiego o meno con regolarità di prodotti alghicidi. Riteniamo che l’efficacia e l’utilità di questi prodotti sia direttamente proporzionale alla loro qualità, impiegando infatti prodotti di vecchia generazione (e di basso prezzo) i risultati saranno molto scadenti, al punto che se ne può tranquillamente fare a meno, a condizione di mantenere corretti i valori di cloro. Diverso è il giudizio se si impiegano prodotti di nuova generazione, a base di sali poliquaternari , che hanno il vantaggio di essere estremamente efficaci contro le alghe, ma di avere anche un buon effetto germicida. Ovviamente hanno un prezzo più elevato, per contro si impiegano a concentrazioni molto basse per cui, a conti fatti, ogni trattamento costa meno e garantisce un buon effetto protettivo a largo spettro.
In sostanza, se volete risparmiare a tutti i costi, non comprate neanche i prodotti economici, ma se invece volete garantirvi un buon supporto al trattamento base (qualsiasi prodotto utilizziate) investite in un prodotto di qualità.

  • Flocculanti

L’impiego di prodotti flocculanti in modo regolare non è obbligatorio, salvo casi particolari, ma è un buon sostegno al gravoso lavoro che deve compiere il filtro.
Il compito dei flocculanti è agglomerare fra di loro le particelle più piccole e quindi facilitare la loro intercettazione una volta giunte al filtro. E’ possibile effettuare dei trattamenti saltuari, quando diventa davvero necessario, oppure è possibile impiegare specifici prodotti, in pastiglie che si immettono periodicamente all’interno di uno skimmer.

Trattamenti alternativi al Cloro

Ormai da tempo ci sentiamo ripetere questo tipo di richiesta, e ne trattiamo qui alcuni aspetti, ma li approfondiremo sicuramente in un successivo articolo.

  • Elettrolisi - E' un sistema automatico che ricava cloro scindendo una molecola di clururo di sodio. E’ erroneamente considerato un procedimento che non impiega cloro nella disinfezione, perchè in acqua viene aggiunto solamente sale. Si tratta semplicemente di un modo diverso di ricavare il cloro, in un ciclo ripetitivo che si rigenera, ne tratteremo più profondamente in un articolo dedicato, anticipiamo solo che si tratta di un buon sistema di copertura con qualche limite in vasche con utilizzo intensivo. La piscina dovrà essere realizzata con componenti adatti e resistenti alla salinità, pur considerando che la consentrazione sarà solo di 5 grammi/litro (l'acqua di mare ha una concentrazione di circa 30-35 grammi litro).
  • Bromo - Buona efficacia disinfettante ed ossidante, ottimo comportamento anche alle alte temperature, proprio per questa ultma caratteristica si utilizza in prevalenza in piscine termali riscaldate o nelle vasche idromassaggio. Offre il vantaggio di non rilasciare composti odorosi e irritanti, ha come svantaggio un prezzo un pò elevato.
  • Perossido di idrogeno e Biguanide - Si tratta di un buon trattamento che vede nel perossido di idrogeno (acqua ossigenata) l’elemento ossidante e nella Biguanide l’elemento disinfettante. L’efficacia è buona per quanto riguarda le piscine private, perchè anche se l’azione della Biguanide è molto più lenta rispetto al cloro, questa caratteristica non è importante in vasca con affluenza regolare e limitata. Tende a far precipitare i carbonati, quindi quando si tratta l’acqua con questo sistema bisogna anche fare impiego di sequestranti per evitare che si accumulino incrostazioni sui rivestimenti e sul filtro. Va anche detto che impiegando questo sistema, la velocità massima di filtrazione non dovrebbe superare i 30 mc/ora, per evitare il ritorno in vasca di particelle di sporco a causa dell’effetto proiettile.
  • Ioni Argento - Non possiamo definirlo esattamente un trattamento senza cloro, perchè lo ione argento in realtà si occupa di esaltare l’efficacia del cloro, permettendo quindi la riduzione nel dosaggio. Specifiche apparecchiature di lenta cessione possono essere installate con modesti investimenti. E’ una buona soluzione perchè permette di avere tutti i vantaggi della rapida disinfezione del cloro senza gli inconvenienti di odori o irritazioni che potrebbe comportare.
  • Persolfato - Poliquaternario - Stesso principio del sistema Perossido-Biguanide, in questo caso l’effetto ossidante lo esplica il persolfato, mentre quello disinfettante lo compiono i sali poliquaternari oltre alla già citata azione alghicida.
  • Raggi U.V. Il passaggio dell’acqua attraverso speciali lampade che irradiano raggi ultra violetti, nelle sperimentazioni pratiche ha dato buoni risultati, anche se va calcolata bene la velocità di passaggio. Si tratta di un sistema relativamente nuovo, per il quale esistono ancora poche esperienze pratiche, lo approfondiremo nei prossimi mesi.

In conclusione, riteniamo che la scelta di un sistema di trattamento diverso dal cloro debba scaturire da una analisi fatta con un buon tecnico che tenga conto delle caratteristiche strutturali della vostra piscina, e dell’uso che normalmente ne dovete fare.
Non ci stancheremo mai di insistere sulla necessità di controlli continui della qualità della vostra acqua e di regolari manutenzioni ed interventi.
Una piscina con una buona manutenzione, oltre ad avere una vita molto lunga, vi garantirà un confort ed una qualità indispensabili, per goderne completamente. E’ sempre valido il detto “meglio prevenire che curare”, vero anche per il porafoglio perchè, normalmente, le piscine trascurate costano molto di più delle piscine ben tenute.

Un ultimo accenno alla qualità dei prodotti: vi potrà capitare di trovare prezzi molto diversi su prodotti apparentemente simili, non lasciatevi ingannare, babbo natale viene una sola volta all’anno… Affidatevi ad un rivenditore o manutentore affidabile, che sia in grado di consigliarvi e di seguirvi, che abbia esperienza e che sia disponibile quando ne avete bisogno. Andreste da un medico solo perchè costa meno di un altro?

 

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